Nel nostro primo incontro con le famiglie abbiamo riflettuto su una parola che accompagna quotidianamente la vita dei bambini e delle bambine: routine.
Spesso la associamo agli orari e alle abitudini, ma il suo significato pedagogico è molto più profondo. La parola deriva dal francese route, strada, percorso. E proprio come una strada conosciuta ci permette di orientarci, le routine aiutano i bambini a riconoscere ciò che accade e ad anticipare ciò che verrà.
La routine è ciò che rende il tempo riconoscibile e abitabile per il bambino e la bambina.
Quando una sequenza diventa prevedibile, il bambino può partecipare più attivamente, sperimentare piccole autonomie e costruire sicurezza.
Abbiamo parlato anche delle transizioni, quei passaggi quotidiani nei quali chiediamo ai bambini di lasciare qualcosa per iniziare qualcos’altro: interrompere un gioco, uscire di casa, salutare un genitore, prepararsi per dormire.
Sono momenti che possono generare frustrazione, perché cambiare significa anche separarsi da qualcosa.
La routine non elimina la frustrazione del cambiamento, ma evita che alla fatica del cambiamento si aggiunga quella dell’imprevedibilità.
Ma le difficoltà fanno parte della crescita e della relazione educativa. Non dobbiamo necessariamente interpretarle come errori, né dei bambini né degli adulti.
Possiamo però imparare a osservarle. Invece di partire sempre dalla domanda “Come faccio a farlo smettere?”, possiamo provare a chiederci:
“Che cosa gli sta succedendo?”
È stanco? Ha fame? È stato interrotto improvvisamente? Sta affrontando troppi cambiamenti? Gli abbiamo dato il tempo di comprendere ciò che sarebbe accaduto?
E, insieme, possiamo chiederci che cosa stia succedendo a noi adulti.
Perché la nostra fretta, le nostre aspettative e talvolta la nostra disorganizzazione possono rendere ancora più faticosi alcuni passaggi.
Preparare, osservare, modificare
Da qui siamo arrivati a una riflessione che riguarda tanto la scuola quanto la famiglia.
Possiamo organizzare meglio il contesto nel quale chiediamo ai bambini di muoversi, rendendo alcuni momenti della giornata più riconoscibili, evitando richieste troppo ravvicinate e offrendo occasioni di partecipazione.
Preparare prima, osservare durante, modificare quando serve.
Non significa costruire giornate rigide, nelle quali tutto deve accadere sempre allo stesso modo.
Una buona routine non è una tabella da rispettare a ogni costo. È una struttura sufficientemente prevedibile, ma capace di adattarsi alle persone e alle situazioni.
Abbiamo anche provato a spostare il nostro sguardo dalle sole difficoltà a ciò che già funziona.
Se un passaggio della giornata è particolarmente faticoso, possiamo osservare quelli che invece avvengono serenamente. Che cosa li rende diversi? Quali segnali aiutano il bambino? Quali piccole autonomie ha già conquistato?
A volte alcune risposte sono già nella nostra quotidianità.
Una domanda da portare a casa
Ci siamo lasciati con una domanda che può accompagnarci nei piccoli e grandi passaggi delle nostre giornate:
“Come posso aiutarlo e aiutarla ad attraversare questo passaggio?”
È una domanda diversa da “Come faccio a ottenere che faccia ciò che gli chiedo?”, perché ci invita a guardare non soltanto il comportamento, ma il percorso di crescita che stiamo accompagnando.
Non dobbiamo eliminare ogni frustrazione dalla vita dei bambini e delle bambine. Dobbiamo aiutarli, poco alla volta, ad attraversarla.
Ed è forse questo il senso più profondo delle routine: organizzare il contesto perché, progressivamente, il bambino possa imparare a organizzare se stesso.
Grazie alle famiglie che hanno partecipato e contribuito con domande, riflessioni ed esperienze. Questi incontri vogliono essere proprio questo: uno spazio nel quale pensare insieme, senza cercare ricette perfette, ma costruendo uno sguardo educativo condiviso.
Vania Rigoni