Settembre è il mese delle ripartenze.

Per alcuni bambini e bambine significa entrare per la prima volta al Nido o alla Scuola dell’Infanzia; per altri tornare in luoghi e relazioni già conosciuti.

Eppure non ricominciamo tutti allo stesso modo.

C’è chi entra come se non si fosse mai fermato, chi ha bisogno di qualche giorno per ritrovare il proprio ritmo, chi torna a chiedere un abbraccio in più. E c’è chi trascorre serenamente la giornata a scuola e, appena arrivato a casa, sembra “esplodere”.

Stare in un gruppo richiede energia

Passare dalla dimensione familiare a quella di una comunità non è così scontato.

A casa le relazioni sono prevalentemente uno a uno o all’interno di un piccolo nucleo. A scuola l’adulto c’è, ma c’è anche per gli altri. Bisogna condividere spazi e attenzioni, aspettare, incontrare rumori e stimoli, stare accanto agli altri e trovare, poco alla volta, il proprio posto nel gruppo.

È un’esperienza preziosa, attraverso la quale si costruiscono competenze importantissime. Ma richiede energia.

Per questo si può essere stati molto bene a scuola ed essere comunque stanchi quando si torna a casa.

Quando a casa arriva lo sfogo

Un pianto per un motivo apparentemente piccolissimo, tanti “no”, maggiore irritabilità, la richiesta di stare in braccio o semplicemente di avere mamma o papà più vicini.

Non sempre questi comportamenti raccontano che qualcosa non sta funzionando. A volte è proprio nel luogo nel quale ci si sente più sicuri che diventa possibile lasciare andare la fatica accumulata durante la giornata.

Dopo tante ore trascorse dentro una comunità, allora, può essere prezioso ritrovare tempi semplici e prevedibili: giocare liberamente, leggere una storia, stare insieme, recuperare i propri rituali senza dover necessariamente aggiungere un’altra attività.

Comprendere senza perdere la direzione

Accogliere la fatica non significa rinunciare alle regole o alle autonomie conquistate.
Possiamo comprendere un pianto senza necessariamente eliminare ciò che lo ha provocato; concedere un po’ più di vicinanza continuando, allo stesso tempo, ad accompagnare un bambino o una bambina nella crescita.

In questo aiuta moltissimo la coerenza tra gli adulti.

Casa e scuola non devono essere uguali, ma bambini e bambine hanno bisogno di sentire che gli adulti che si prendono cura di loro si parlano, si riconoscono e procedono nella stessa direzione.

Perché quando gli adulti costruiscono fiducia tra loro, un bambino non deve scegliere di quale adulto fidarsi. Può semplicemente affidarsi.

Un albo per parlarne insieme

Anche le storie possono aiutarci ad attraversare i passaggi e a dare parole alle emozioni.

“Un bacio in mano” – Audrey Penn
Una storia delicata sulla separazione e su quel legame che continua ad accompagnarci anche quando mamma e papà non sono fisicamente accanto a noi.

“Zeb e la scorta di baci” – Michel Gay
Un piccolo viaggio verso l’autonomia, nel quale i baci di mamma e papà diventano una “scorta” da portare con sé quando si è lontani da casa.

Settembre, in fondo, ci ricorda proprio questo: crescere significa partire, tornare, ritrovarsi e scoprire, ogni volta, di essere diventati un po’ più grandi.