Diventano occasioni di dialogo, domande, riconoscimento e scoperta.
Negli ultimi giorni abbiamo condiviso con i bambini e le bambine tre albi illustrati molto diversi tra loro, ma accomunati da un filo importante: il diritto di ogni bambino a costruire sé stesso attraverso l’immaginazione, l’esplorazione e la relazione con gli altri.
Celeste Combinaguai, Emma Yarlett
Celeste è una bambina piena di immaginazione, energia e idee imprevedibili.
Attraverso situazioni ironiche e divertenti, il libro ci ricorda quanto il pensiero creativo dei bambini abbia bisogno di spazio per esprimersi, senza essere continuamente corretto o riportato dentro schemi rigidi.
Nel lavoro educativo questo significa imparare ad osservare il “combinare guai” non solo come comportamento da contenere, ma anche come tentativo di esplorare, sperimentare e comprendere il mondo.
L’immaginazione, soprattutto nei primi anni di vita, non è evasione dalla realtà: è uno strumento fondamentale per costruire pensiero, linguaggio, identità e capacità relazionali.
Il fatto è, Gek Tessaro
Con pochi segni, immagini essenziali e una narrazione aperta, Gek Tessaro accompagna i bambini dentro il valore dello sguardo personale.
“Il fatto è…” diventa quasi un invito a fermarsi, osservare e costruire significati senza una sola interpretazione possibile.
Questo albo ci aiuta molto nel sostenere il pensiero divergente dei bambini: la possibilità di vedere cose diverse, formulare ipotesi, cambiare punto di vista e sentirsi liberi di pensare.
In educazione, offrire libri come questo significa riconoscere ai bambini la competenza di interpretare il mondo, senza anticipare continuamente risposte già pronte.
Prima di me, Luisa Mattia e Mook
Questo albo affronta un tema profondo e delicato: ciò che esiste prima del nostro arrivo nel mondo.
Attraverso immagini essenziali e poetiche, il libro accompagna i bambini dentro domande legate all’origine, all’attesa, all’appartenenza e alla propria storia.
Sono temi che emergono spontaneamente nell’infanzia e che meritano ascolto autentico, senza fretta di dare spiegazioni definitive.
Forse è anche questo uno dei compiti più importanti degli adulti: non avere sempre una risposta pronta, ma saper restare accanto ai bambini dentro le loro grandi domande.
Nutrirli non significa solo offrire spiegazioni, ma dare tempo, ascolto, parole, silenzi e possibilità di pensiero.
Perché crescere significa anche poter sentire che le proprie domande hanno valore e che accanto c’è un adulto disposto ad accoglierle con cura.